" .....Più che di "metodo", alludendo ai contenuti, parlerei di "metodologia didattica". La caratteristica del mio modo d’insegnare è nel mio personale sforzo comunicativo, è nel pormi come gancio per avvicinare consapevolmente l’allievo al corpo e alle sensazioni alle quali il corpo stesso è indotto. Scelgo dei percorsi che conducano l'allievo verso una crescente abilità autopercettiva e che inducano lui stesso a raccontare cosa sente che gli stia succedendo...
Solo qualcuno più intuitivo arriverà a “cogliere” cosa suggerisce l’idea evocativa che l’insegnante o qualche bel manuale può proporre…la maggior parte "appiccicherà" un'immagine non costruita da lui su una parte anatomica o solo nel suo cervello senza sapere cosa dovrà mai farne..
Le immagini evocative sono utili solo in una fase successiva quando l’allievo ha già iniziato a consapevolizzare i movimenti interni dei suoi muscoli per cui riconoscerà, in quelle, semplicemente un nome da dare alle sue preziose e personalissime scoperte.
Gli esercizi che suggerisco hanno diversi livelli di difficoltà , ma ognuno di essi ,anche quelli apparentemente più semplici, sono riproponibili nel tempo e affrontabili con impegno vocale crescente perché la costante costruzione della voce rinnova continuamente la qualità dell’esecuzione. Non è importante quanto sia articolato l’esercizio ma quanto sia con cura sempre perfezionato.
Ho da tempo iniziato ad approfondire argomenti di foniatria, a studiare l'anatomia e la fisiologia degli apparati che intervengono nella produzione della voce, a lavorare sulle tensioni che bloccano il "fluire della voce", a "sensibilizzare" le mie capacità di percezione del legame tra psicologia e voce e ,perchè no, a rivolgere lo sguardo verso alcune tecniche nate e diffuse negli ultimi decenni....
Il didatta di canto ha un'enorme responsabilità. Reputo che lo studio personale, l'evolversi, il capire in atteggiamento umile di continuo confronto sia prima di tutto un dovere oltrechè un procedere di grande aiuto nella complessa conquista della consapevolezza vocale e del suo tradursi in espressività e stile interpretativo ...
Il segreto per riuscire a “far capire” è semplicemente scordarmi di sapere come si fa e di cercare dentro di me la strada che mi riconduce al giusto modo di eseguire…Non serve “dimostrare” a tutti i costi di riuscire a fare qualcosa che sembri già il risultato finale.. serve piuttosto intuire i singoli risultati ottenuti lungo la strada..perchè in realtà non si arriva mai…Nulla si può cambiare troppo in fretta, "le scorciatoie" non portano lontano... Il lavoro sulla voce è lungo e faticoso, come tutte le discipline che portano alla "costruzione" di una tecnica tramite il costante allenamento; si è in continua evoluzione e quando ci sembra di aver raggiunto il massimo della tecnica dobbiamo iniziare a lavorare per non perderla...
Buon lavoro, Francesca Tenuta "